Alla scoperta delle origini della Pinsa

Alla scoperta delle origini della Pinsa

La settimana scorsa sono andato alla SB Pinseria per scoprire e assaggiare la Pinsa, un piatto tradizionale della cultura gastronomica romana. Quindi vi porto alla scoperta delle origini della Pinsa.

Sono rimasto colpito perchè i proprietari del locale mi hanno raccontato le tecniche di lavorazione della Pinsa, i segreti e la storia di questo prodotto.

Il termine Pinsa deriva dal latino Pinsere: allungare-schiacciare. Questa ricetta classica nel corso dei secoli ha subito diverse rivisitazioni, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Origini

La Pinsa ha origini antichissime che risalgono all’Impero Romano. Presenta una forma ovale/rettangolare, non tonda come le classiche pizze, richiede una lievitazione molto lunga (in alcuni casi può arrivare a 48 ore).

Le caratteristiche principali sono: la friabilità, la digeribilità, il mix di farine utilizzato (farina di frumento, farina di riso, farina di soia e pasta madre) e la fragranza.

In origine questo prodotto era conosciuto solo nel Lazio, una ricetta conservata e tramandata da madre in figlia all’interno delle famiglie, diventato oggi un portabandiera della nostra cucina in Italia e all’estero.

Ma nell’ultimo periodo questo piatto si è diffuso anche nelle zone del Nord.

Meglio della pizza

La Pinsa romana ha le calorie di una normale pizza, dunque tra le 250 e le 300 kcal per 100 g, a seconda di come viene condita. Come tutte le pizze, il problema non riguarda tanto la densità calorica, ma la quantità di impasto con cui viene preparata.

Si parla di 130-150 grammi di impasto per porzione, che diventano 180-250 g una volta condita, per un totale di 450-600 kcal. Una pizza al piatto ha più calorie, perché molto difficilmente viene preparata con un impasto di peso inferiore ai 250 g.

Se non avete mai assaggiato questo gustoso piatto, vi invito ad andare a Monza alla SB Pinseria.

Buona Pinsa a tutti!!

Marco Racchella

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