I social media: solo una gabbia dorata?

I social media: solo una gabbia dorata?

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Ormai sappiamo tutti benissimo di cosa si tratta: sono termini che sono entrati di diritto tra le parole più utilizzate nel corso della giornata, che sembra quasi non essere vissuta veramente se non ne resta almeno una piccola traccia sui social network.

In principio fu Friendster, poi MySpace e, più recentemente, Facebook, croce e delizia degli adolescenti di tutto il mondo.

Dato l’enorme successo riscosso da quest’ultimo, le piattaforme social sono andate via via moltiplicandosi, mentre il mondo digitale non restava più di appannaggio esclusivo dei giovani ma si apriva anche ad un target più adulto, che non si è più limitato a Twitter (piattaforma da sempre più âgée), ma ha colonizzato anche Faebook.

Ciò ha portato a una nuova migrazione dei più giovani, ma verso dove? L’alternativa che si è rivelata più allettante è Instagram, ad oggi il social media più utilizzato e ancora in crescita, mentre Facebook si è già inesorabilmente avviato verso il suo declino.

Le immagini e le foto, contenuto su cui da sempre si basa Instagram, permettono quell’ostentazione di sé tanto ricercata dai più giovani, mentre attraverso le stories si può controllare in tempo reale cosa fanno i propri amici o la propria star preferita.

Ma ridurre l’uso dei social ad una pratica puramente ludica sarebbe come minimo riduttivo, nonché una visione troppo parziale. Le piattaforme come Facebook prima e Instagram ora sono ormai diventate fondamentali anche nel mondo del lavoro: se non sei facilmente rintracciabile sui social è come se non esistessi.

Instagram è poi una vetrina perfetta per pubblicizzare la propria attività, specialmente se legata alla dimensione visuale. È ormai scontato citare nomi di influencer legati al mondo della moda come Chiara Ferragni, mentre è molto più curioso notare come oggi si possa parlare anche di food blogger (es. “Fatto in casa da Benedetta”), travel blogger (es. Annalisa Arcando alias @moustachic) e persino book blogger (es. Veronica Giuffré di @icalzinispaiati).

In questi casi, Instagram e l’attività sui social network in generale diventano un vero e proprio lavoro, con regole da rispettare, trucchi del mestiere da imparare e contenuti, tanti contenuti, da produrre.

I rischi, però, sono sempre dietro l’angolo: se all’inizio i social networkerano nati con l’intento di mettere in comunicazione diretta e reciproca persone lontane, oggi si è passati nella maggior parte dei casi ad una comunicazione monodirezionale e fittizia: l’altro è diventato un numero, un “utente unico” non meglio identificato che ha visualizzato il mio post.

Allo stesso modo, l’influencer di turno posta i suoi contenuti, ai follower il compito di mettere like o meno. Certo, resta la possibilità di dissentire, commentando, e questo genera a volte veri dibattiti mediatici. Ma davvero conosciamo chi è la Ferragni (un nome per tutti) una volta che spegne il cellulare? E ci comporteremmo in modo diverso, se avessimo la possibilità di vivere la sua vita?

Ecco allora che i social diventano una gabbia, seppur dorata, che noi stessi ci siamo costruiti attorno e che ora condizionano persino il nostro modo di pensare e di intendere le relazioni.

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