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Woodstock: la leggenda 50 anni dopo

Woodstock: la leggenda 50 anni dopo

L’esibizione indimenticabile di Janis Joplin, Joan Baez incinta, Jimi Hendrix che con la sua Fender Stratocaster suona l’inno americano in versione rock… Woodstock: la leggenda 50 anni dopo

Le immagini del concerto di Woodstock tornano alla mente in questi giorni in modo particolarmente vivido, nonostante siano passati esattamente 50 anni.

I tre giorni di pace e musica che hanno segnato una generazione (e non solo) si sono infatti tenuti proprio dal pomeriggio del 15 agosto al mattino del 18 agosto 1969 ( guarda qui l’ intero concerto )

Esattamente 50 anni fa, nella cittadina di Bethel, nello Stato di New York, andava in scena il più grande festival musicale di tutti i tempi, tanto che “Woodstock” è diventato ormai sinonimo per eccellenza di qualsiasi festival musicale.

Il festival fu l’apice di quell’estate dell’amore del ’69, in cui la comunità hippie celebrò al massimo le sue idee libere e alternative.

Nato per caso, nessuno si aspettava che quel festival mal organizzato potesse passare alla storia.

Inizialmente si pensava ad un raduno di 50mila persone: ne arrivarono 500mila e colonizzarono letteralmente la fattoria di un contadino di Bethel, una cittadina nei dintorni di Woodstock.

Da quel momento in poi il nome di quel luogo di provincia sconosciuto ai più rimase marchiato a fuoco nella storia della musica e della cultura mondiale.

A Woodstock si riunirono gli artisti più importanti della scena contemporanea, o quelli che presto lo sarebbero diventati.

Questo palco fu per molti un vero trampolino di lancio, come per esempio per Joe Cocker e Santana, che avevano all’attivo solamente un album.

I Ten Years After di Alvin Lee conobbero proprio grazie a Woodstock il successo mondiale, Richie Havens entrò nella leggenda con un brano improvvisato, “Freedom“, un inno ancora oggi.

Tra i grandi si possono elencare invece i Grateful Dead, Janis Joplin, che stabilì definitivamente il suo ruolo di mito del rock al femminile, Crosby, Nash & Young, i Creedence Clearwater Revival, The Who, i Jefferson Airplane e molti atri.

Su tutti spicca Jimi Hendrix, che chiuse la tre giorni di Woodstock la sua versione rock di “Star Spangled Banner”, l’inno americano.

Partendo da simili basi è quasi scontato che ad ogni importante centenario si cerchi di rievocare questo momento così importante per la storia della musica.

In occasione del 25esimo e del 30esimo anniversario ci furono dei tentativi di riproporre un evento simile all’originale, entrambi risultati abbastanza fallimentari.

In molti speravano quindi che quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario, fosse la volta buona.

In realtà gli organizzatori, tra cui anche Michael Lang, uno dei quattro organizzatori originali, si sono scontrati con la realtà di oggi, che vede impossibile organizzare un evento di simili dimensioni.

Woodstock 50”, così avrebbe dovuto chiamarsi il festival.

E’ stato più volte annullato, riconfermato e spostato in diversi luoghi fino alla decisione definitiva di annullare tutto, a causa anche dell’abbandono di molti degli headliner.

Per chi volesse comunque celebrare i 50 anni del festival per eccellenza ci sono alcune proposte sul piccolo schermo.

Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) ha deciso di dedicare all’evento un’intera serata: Woodstock 50.

Prima con la messa in onda di “Come Together. Da Woodstock a Coachella”, documentario di Charlie Thomas.

Poi con “Jimi Hendrix. Live at Woodstock”, l’esibizione del chitarrista americano, culminata con l’inno degli Stati Uniti.

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